Il prezzo del mercato

Nella vita di una donna si attraversano delle tappe obbligate la cui lunghezza può variare da un giorno a vari mesi. Sono tante e apparentemente differentissime, come il periodo “corso creativo”, il periodo “là do come fosse in saldo”, il periodo “vacanza in due ma solo con l’amica del cuore”, il periodo “dieta proteica”, e potrei continuare all’infinito perché è normale, fa parte delle tante esperienze che si fanno per definire “un’esistenza” “vita”.

E tra queste va inserita, forse tra i primi posti, il “banchetto al mercatino diviso con l’amica”.  E state sicure, se non vi è capitato ancora è solo questione di tempo, vi capiterà.

Io ho resistito fino ai quarantuno anni, poi sono crollata a causa dei numerosi ricami che ormai girano per casa in cerca di una collocazione che non trovano. Così una cosa tira l’altra, e alla fine mi ritrovo domenica mattina alle nove  mezza ad aiutare a scaricare tavolini e a mettere tovaglie sotto un portico in una location post industriale completa di dj-set e canne mattutine.

Da questa esperienza di vita vissuta ho imparato una serie di cose che mi hanno reso una persona migliore e quindi ho deciso di condividere con voi.

Cose da fare e non fare quando si gestisce un banco da un mercatino vintage.

Non bisogna mai far capire alla gente che la si odia, quindi armatevi di un sorriso falso e sorridere tutto il tempo annuendo ad ogni stupidata che si sente, e vi assicuro che il livello sale man mano che passano le ore su quella seggiolina pieghevole.

Non si possono picchiare i bambini e insultare i genitori mentre i loro figli cercano di distruggere l’allestimento del tavolo spostando gli elementi decorativi che hai passato mezz’ora a disporre e contemporaneamente ungono con le loro ditine cicciotte tutti gli oggetti che invece vuoi vendere.

Possibilmente plastificare gli oggetti che vuoi vendere per ripararli dalle ditine unte di cui sopra e da quelle degli adulti che non sono da meno, del resto i bambini sono solo adulti piccoli.

Non bere sul tavolo, è matematico che ci si versi sopra qualcosa, e pure mangiare, le briciole si appiccicano benissimo sulle tovaglie che si usano di solito in questi casi.

Munirsi di un biglietto da visita e una pagina Facebook, perché alla gente piace la roba che vendi ma non la vuole comprare, ti vuole “seguire”. Ora scusate, se fossero stati dieci anni fa e uno sconosciuto di dicesse, sorridendo, “ti voglio seguire”, voi che avreste fatto? Minimo un calcio nei gioielli di famiglia e avreste iniziato a correre no? Ora invece se ti vogliono seguire è una cosa buona… apparentemente, ma a me il dubbio che dietro l’angolo ci sia lo stalker mi viene sempre, insieme alla voglia di correre.

Non digiunate mai. E’ importante stare con la pancia piena altrimenti la pazienza, già di solito molto bassa, si riduce a limiti da innesco della Terza Guerra Mondiale, quindi puntate il banchetto che fa la cosa più zozza e andate a prendere da mangiare là.

Reidratatevi, ma non esagerate con le redbull, altrimenti l’energia sarà in eccesso e il risultato della vostra iperattività non solo sarà che smonterete e rimonterete il tavolo durante l’orario del mercatino, ma che potrete impacchettare qualche bambino di passaggio durante l’operazione, e il genitore potrebbe farvelo tenere.

Per quanto riguarda le relazioni con i vicini di banchetto, non fumate, offrite dolci, comportatevi come la svizzera, gentili ma intransigenti sui confini e non guardate, ma proprio mai, quando vendono, perché il vero momento di tensione lo danno quelle bustine che vedete nelle mani della gente che passa e che non contengono cose vostre.

Infatti siamo buoni quanto vogliamo, ma la verità è che mentre prepariamo le cose il giorno prima, mentre montiamo tavolo e sedie, mentre ci sediamo e guardare la gente che passa, abbiamo un’unica parola in testa che si ripete come un mantra: Vendere! Vendere! Vendere!

E se non vendiamo, man mano che passano le ore, ci sale una carogna talmente carogna che si mangia quella dell’odio verso la gente. Ad ogni cliente che va oltre il banchetto aumenta quel senso di fallimento e di odio che assume la forma del sorrisino psicotico gestibile solo facendo finta di giocare con il cellulare.

Ma tutto svanisce quando arriva all’improvviso un ragazzo che ti guarda sorridendo e dice “l’ho visto prima, meno male che non l’hai ancora venduto” e ti sgancia il primo incasso del giorno. A quel punto passano gli unicorni, vedi l’arcobaleno e non fai più caso neanche al bambino di turno che, passando, ti frega una palletta decorativa.

Con quel gesto di aprire il portafogli per inserire e non per togliere (come fai di solito) una banconota tra quelle che hai diligentemente diviso in tagli differenti, manco fosse la cassa della Banca del Monopoli, hai ucciso lo spettro del fallimento e finalmente ti sei ripresa il senso dello spettacolo del circo che hai montato: hai venduto!

P.S. (per la pagina fb dedicata ai ricami mi sto attrezzando, avrete presto mie notizie, sono indecisa sul nome)

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Lavoro nell'ambito della comunicazione, della grafica, degli eventi e dell'editoria. E scrivo perché è la cosa migliore che so fare (figuratevi il resto).

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