La chioma di Berenice, il prodigio di Ambrogio Borghi

Guardando questa statua a tutto tondo talmente perfetta da ricordare il “Ratto di Proserpina” di Gianlorenzo Bernini e realizzata duecento anni dopo da Ambrogio Borghi, non si può fare a meno di chiedersi cosa avrebbe potuto fare il giovane scultore se avesse vissuto più dei sui trentasei anni.

Quando venne presentata nel 1878 a Parigi la scultura, intitolata “La chioma di Berenice”, venne definita un “prodigio”, qualcosa di mai visto prima e inaspettato.

Ed effettivamente sembra così, per la perfezione anatomica con cui è realizzata, perfette le mani, perfetto l’incarnato, il copricapo, le collane e naturalmente la chioma, che dovrebbe rappresentare il centro visivo dell’opera.

Berenice è una regina egiziana che offre i suoi capelli bellissimi in dono agli Dei per salvare la vita del marito andato in battaglia, e Borghi riproduce qui il momento del voto della donna, il dolore di un sacrificio necessario, in cui per amore rinuncia alla sua bellezza.

La figura si slancia verso l’alto e compie un arco incrociando le dita delle mani, dietro si alza una nuvola d’incenso. Sotto il copricapo la chioma si muove come avesse vita propria, in riccioli corposi e morbidi, che si allontanano dal corpo come già pronti a separarsene. Il viso giovane e levigato è nascosto in parte dal braccio alzato, mentre le collane intorno al collo si abbandonano sul petto seguendone le curve in un movimento morbido.

La tecnica di Borghi toglie quasi il fiato e la forza controllata delle forme la rende un’opera di una bellezza sublime, bellezza che apparentemente sembra assorbire la dirompente tragicità del sacrificio ma che invece lo esalta, perché lo spettatore si trova davanti all’attimo prima che venga infranta. È questa consapevolezza che, una volta presa forma, rende quell’attimo il momento perfetto, in bilico tra vita e morte, come è il bilico la statua, ancorata alla terra attraverso le nuvole e contemporaneamente in volo.

Ma il punto di equilibrio, ad un’analisi più attenta, scopriamo che in realtà non è la bellezza in sé, bensì la sua perdita: la perdita della bellezza per Berenice attraverso il doloroso taglio dei capelli e la perdita, non meno dolorosa, della visione della statua per il pubblico in quanto, per una serie di sfortunati eventi, non ultimo uno Stato che non investe da tempo nelle acquisizioni, l’opera è conservata in una collezione privata e a oggi inaccessibile.

Così a noi rimangono che le foto, ed è per questo che ne ho messa qualcuna in più, perché quando si incontra un prodigio non si può fare a meno di ammirarlo, ma soprattutto di cercare il suo segreto.

 

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