LA RACCOLTA DELLE IMMONDIZIE DALLE CASE A ROMA E ALTROVE


Ufficiosamente / lunedì, Settembre 9th, 2019

“Le immondizie” sono sempre state un grave problema per la città. Lo testimonia un simpatico e lunghissimo articolo uscito nel 1911 sulla rivista La Casa.

Ho trovato questa storia irresistibile, quindi ho deciso di trascrivere interamente il pezzo e di proporvelo.

Da questa lettura si impara che Roma e romani sono sempre gli stessi, che la città che viviamo oggi è molto simile a quella di 100 anni fa, e che forse per questo dovremmo guardare un po’ più indietro per capire come costruire il futuro.

Buona lettura

LA RACCOLTA DELLE IMMONDIZIE DALLE CASE A ROMA E ALTROVE

La raccolta delle immondizie dalle case è un problema d’igiene e di decenza che affatica le menti (quando le affatica!) di molti Comuni italiani, ed anche esteri. Non pare che in nessuna delle città maggiori d’Europa e d’America si sia trovato un sistema assolutamente pratico al riguardo. La pulizia delle strade, che molto spesso è collegata al sistema di raccoglimento delle immondizie delle case, lascia un poco a desiderare in monte delle maggiori città dei due emisferi. Chi immaginasse che a New York, a Chicago, a Philadelphia, città moderne e civili per eccellenza, la pulizia delle strade fosse curata secondo le norme dell’igiene e della decenza, sbaglierebbe di grosso. Ed altrettanto può dirsi di Londra, di Parigi, di Berlino, di Vienna, per tacere delle città italiane. Fatta eccezione dei quartieri veramente signorili, ove è costume, all’estero, che ciascun proprietario faccia quotidianamente spazzare e pulire il davanti della propria casa, il sudiciume si trova ovunque. Ciò, forse, per imprescindibili ragioni di traffico e di movimento delle grandi capitali. Ma una cosa è certa: che nelle città summenzionate la raccolta delle immondizie delle case è un fatto non palese, che passa assolutamente inavvertito, poiché si pratica solitamente nelle ore notturne, o nelle prime ore mattutine. C’è una città d’Italia, nientemeno che la capitale, l’alma Roma, che a questo riguardo viene in coda all’ultimo borgo selvaggio della penisola. La raccolta delle immondizie dalle case viene praticata a sole altissimo, sotto un cielo turchino e sfavillante, e con mezzi e con modi assolutamente indecenti. E’ uno scorcio che si ripete ogni giorno. Si aprono nuove vie grandiose, si costruiscono mastodontici palazzi, si congiungono le rive del Tevere con nuovi ardimentosi e monumentali ponti, si dota la città di nuove arterie tramviarie, si sbraita per l’igiene dei cittadini, e con tutto ciò si mantengono usi di nettezza urbana che appena appena verrebbero tollerati nelle più luride città marocchine!

Tutte le volte _ e furono tante! – che il Comune di Roma invocò provvedimenti finanziarii a favore della capitale, fu ripetuto l’eterno ritornello che Roma non è dei romani, bensì degli italiani. Questo concetto, in linea di massima giustissimo, lo manifestarono anche i legislatori della tribuna parlamentare, e i provvedimenti in favore di Roma vennero sempre approvati senza colpo ferire. Il paese sostenne con doveroso, ma pur ammirabile patriottismo, il sacrificio non lieve di molti e molti milioni. E fu bene. Soltanto per quel patriottico concetto che vuole Roma degli italiani, e non unicamente dei romani, il paese ha diritto di reclamare che la capitale sia in tutto maestra di civiltà. Ora, non è davvero maestra di civiltà quella capitale che ha mostra sotto la vibrante luce del sole di tutti i rifiuti malamente e balordamente raccolti nelle sue centomila case.

Gli stranieri che d’anno in anno si recano a Roma per ammirarne le bellezze stoiche ed artistiche, gli italiani che in quest’anno di grazia 1911, sacro alla patria, sono venuti alla capitale festante, hanno potuto vedere per le maggiori vie, sulle maggiori piazze, a mezzogiorni, ed anche durante le ore del pomeriggio, l’esposizione di tutta la spazzatura dell’urbe. Ma è tempo che dalla penosa constatazione d’ordine generale, passiamo all’ancor più penoso esame dei particolari, onde poter mostrare ben chiara ai lettori tutta l’opportunità della campagna che oggi ci siamo accinti a combattere per il decoro e l’igiene della capitale d’Italia. Noi saremo imparziali giudici della situazione, e laddove siavi qualche attenuante per il Comune di Roma non mancheremo di esporla con la dovuta serenità ed obiettività.

I diversi assessori della nettezza urbana che si insediarono in Campidoglio durante quest’ultimo decennio, non mostrarono d’intendere tutta la gravità del problema. La prova di ciò sta nel fatto innegabile che nessun provvedimento radicale fu preso. Essi avranno fatto degli studii, dei progetti; avranno avuto le migliori intenzioni di questo mondo; avranno nominato commissioni competenti, ma tutto rimase lettera morta. Ahimè, di quante lettere morte è seminata l’era del colle capitolino!…

A forza di studii, di progetti e di commissioni, siamo giunti oggi a questo bel risultato: che l’assessore della nettezza urbana non c’è più. E’ vero che nessuno si accorgeva della presenza dell’assessore quand’era in carica, inquantochè le strade di Roma hanno gridato e gridano sempre vendetta; nondimeno, esisteva almeno un responsabile a servizio di quegli sfaccendati illusi che mandano di tanto in tanto la letterina di protesta al giornale quotidiano. Oggi di questo servizio della nettezza urbana, almeno nelle intenzioni della Giunta, dovrebbe incaricarsi l’assessore d’igiene, cosa della quale, astrattamente parlando, non avremmo da dolerci, poiché il dott. Rossi Doria rappresenta un reale valore di igienista e di scienziato. Senonché, altro è il presiedere altro è il riorganizzare. Ed il servizio della nettezza urbana, segnatamente la raccolta delle immondizie dalle case, ha bisogno in Roma di tutta una nuova rigorosa organizzazione. Ed il servizio della nettezza urbana, segnatamente la raccolta delle immondizie dalle case, ha bisogno di Roma in tutta una nuova rigorosa organizzazione. Ora, ci sia lecito affermare che i grandi meriti scientifici del dottor Rossi Doria sono i meno indicati alla bisogna. Egli potrà dettare delle preziose norme generali, portare il contributo della sua dottrina per la soluzione di molti problemi di carattere igienico; ma non riuscirà mai da solo a sconvolgere il ripugnante sistema, anzi la mostruosa anarchia della nettezza urbana a Roma. Altre forze dintorno gli bisognano, e più larghi mezzi, e soprattutto il consenso unanime di tutto il Consiglio, il quale una buona volta dovrebbe affrontare e risolvere con ferrea energia il problema per il decoro di Roma. Ricordino i signori consiglieri del blocco popolare che una quistione di nettezza e d’igiene è una quistione d’altissima importanza civile. Che ad essa si deve por mente con ferma volontà di operare, prima ancora di pensare alle pur utili centrali elettriche, alle nuove arterie tramviarie, alla ferrovia Roma-mare. Ma è destino che sul Campidoglio – vi seggano i conservatori o i popolari – tutto proceda con blandizia e con amore di quieto vivere; è destino che tutto si sgretoli e si polverizzi nel grande dimenticatoio. E’ questione d’ambiente, di costume, di fibra. Sembra che niun componente il Consiglio, niun componente la Giunta vegga e misuri tutta l’importanza di Roma moderna. Eppure Consiglio e Giunta hanno nel loro seno uomini ragguardevoli e benemeriti della pubblica cosa, uomini che sanno, quando è il momento, far scorrere il fiume di una eloquenza fatta di belle parole, sicché tutta l’aula senatoria ne risuoni. Ma è come una fiammata; è come un razzo multicolore che dopo il suo sfolgorio nel cielo lascia più profonde le tenebre. Quante mai belle parole, date sul sacro del colle, aspettano ancora di vedersi mantenute!… Quanti razzi!…

Volete la prova come blandamente e amicamente procedano le cose in Campidoglio? L’assessore Rossi-Doria, che è l’illustre scienziato che tutti conoscono, non può fare a meno, neanche lui, come tati altri, di risentire dell’indole facilona dell’ambiente capitolino e di regolarsi in conseguenza nei suoi atti. Ecco un fatterello, che si connette al servizio della nettezza urbana, e che è un sintomo. Recentemente un giovane ingegnere addetto al suddetto servizio, salì il colle capitolino non precisamente per doveri d’ufficio, ma per prendervi moglie… Era nel suo diritto; com’era del pari suo innegabile diritto quello di godersi la meritata licenza insieme alla giovane sposina, intraprendendo un viaggio di nozze in Francia, in Inghilterra e in Germania. L’assessore, venuto a conoscenza dell’imminente viaggio del suo dipendente, e ponendo mente al problema della nettezza urbana di Roma ha un’idea. Dà incarico all’ottimo ingegnere di studiare, nelle varie capitali che visiterà, i più moderni sistemi della pulizia stradale! Lo immaginate, voi, uno studio di siffatti problemi fatto fra le dolcezze della luna di miele? Povero ingegnere, povera sposina, e soprattutto, povera Roma!

Altro fatto; altro sintomo.

Un assessore della nettezza urbana, non ne ricordiamo ora il nome, ma fu certo uno degli ultimi, preoccupato con ragione della pessima mostra che facevano per le vie di Roma (e purtroppo fanno tuttora!) i malandati e sgangherati carri per la raccolta delle immondizie della spazzatura, commise, dopo gli inevitabili lunghi studii di competenti, ad un’importante officina, un bel numero di carri di ferro, coperti, decorosissimi, ciascuno dei quali sarebbe stato trainato da una bella pariglia di cavalli. Giunsero i carri; giunsero i cavalli. Dopo pochi giorni tutto partì per… Firenze! I carri erano resultati di difficile traino sul suolo montuoso di Roma. Evidentemente la colpa era tutta di Romolo che aveva fondato una città sui colli! E Firenze pianeggiante si ebbe a veri prezzi di liquidazione i carri approntanti per Roma.

***

Ma è tempo di lasciare i riferimenti aneddotici, per quanto significativi possano essere, e di venire al sodo della quistione.

Abbiamo detto che la raccolta delle immondizie di Roma è fatta in maniera incivile, anti-igienica, disgustosa; ma non abbiamo precisato come le cose effettivamente si svolgono. I lettori che vivono a Roma lo sanno, purtroppo, per esperienza e per quotidiana constatazione. Non così quelli di fuori.

Il Comune, con una tassa fissa di cinquanta centesimi al mese per famiglia, si incarica di fare asportare dalle abitazioni, con personale apposito, le immondizie delle ventiquattro ore. Ogni inquilino è consigliato a far trovare sul ripiano della scala, davanti al proprio uscio, nelle prime ore del mattino, quel qualunque recipiente che meglio creda, con le immondizie dentro. Il male non sarebbe del tutto grave se ad un’ora matematicamente esatta il recipiente fosse messo fuori dalla porta e subito vuotato da un solerte personale. Ma ciò non si verifica per molte ragioni. Sicché il più delle volte, quei recipienti di variatissima forma, che va dal cestino al secchio, dal catino alla latta da petrolio, stanno delle ore intiere a deliziare e profumare la scala. Giunge finalmente il raccoglitore, col sacco sulla spalla. Negli appartamenti, per regola di igiene, egli non può entrare, e siccome non tutti i recipienti sono pronti fuori dalle porte, il buon uomo deve attendere che la domestica ritardataria si degni di passargli il profumato fardello. Così altro indugiio, altro sballottamento della spazzatura, la quale è finalmente vuotata tutta nel lurido sacco. L’uomo ha fatto la sua preda, e ridiscende la scala, lasciando dietro di sé un’olezzante scia…

Sembrerebbe logico, elementare, che – dato il perfido sistema, che per giunta ha il suo svolgimento tra le 8 e il mezzogiorno, quando non si prolunga nel pomeriggio – al portone della casa si trovasse pronto ad accogliere il sacco un grande carro chiuso. Non è così. I portatori di immondizie vanno – simili all’orco della novella – con il sacco in ispalla e, manco a farlo apposta, lo depongono sempre sul marciapiede, allo svolto d’una via signorile, lo lasciano lì, e se ne vanno ad empire altri sacchi. Frattanto altri portatori giungono; altri sacchi colmi, aperti, sbudellati, sono lasciati lì soli. È un punto di ritrovo: un vero congresso di sacchi immondi. Essi rimangono sul marciapiede, in permanenza, senza che nessuno li vigili, ingombrando il passaggio ed il suolo pubblico, per ore e ore intiere. Attendono il passaggio del carro raccoglitore, che non giunge mai… Questo ha un orario fantastico; può giungere a mezzogiorno, alle due, finanche alle quattro del pomeriggio. Eccolo, finalmente: è un carro che in giovinezza ebbe rossa la tinta; è sgangherato, arrembato, completamente scoperto; una brenna lo trascina. Sosta di fronte ai sacchi. L’operazione più disgustosa – una vera calamità pubblica – incomincia. Si tratta ora di rovesciare i sacchi nel carro, cioè di fare uscire dai sacchi tutta quella… disgrazia di Dio, alla luce del sole, mentre la gente passa per la via, e volge la testa dall’altro lato per non intossicarsi il respiro.

Tutto ciò non avviene già solo in stradicciuole nascoste o in vicoletti appartati; ma anche nelle strade più importanti, nelle piazze più signorili. Sembra che i carrettieri e gli spazzini traggano godimento operando così all’aperto, in barba alla gente che passa loro vicino. Una volta che il carro sia empito, stivato di immondizie, per l’aria è un polverume ammorbante, e per terra giacciono i luridi sacchi vuoti, quasi fossero gli avanzi di un combattimento bestiale. È questa, assessore Rossi-Doria, un’onta di Roma! Un’onta alla quale urge in modo assoluto di prontamente riparare.

Come riparare? Non ci assisterebbe lo spirito d’imparzialità se non riconoscessimo che la trasformazione del servizio della nettezza urbana di Roma, segnatamente quello della raccolta delle immondizie dalle case, è impresa ardua. Sappiamo che principalissime ragione che impediscono il normale svolgimento del servizio sono: Lo spirito alquanto infingardo e indisciplinato della popolazione in generale, e lo stato delle molte vecchie case che in nulla rispondono ai precetti dell’igiene. Soltanto in taluna delle nuove costruzioni esiste il canale per lo scarico delle immondizie, con sportello a saracinesca o a battente, sui ripiani delle scale o nei corridoi degli appartamenti. Questo sistema è certo più commendevole di quello dei recipienti lasciati fuori dalla porta; ma non è privo di inconvenienti, rappresentando il canale un continuo anzi permanente, fomite di infezioni, inquantochè le pareti del canale stesso non hanno mai modo di essere disinfettate. Il sistema ideale sarebbe quello di un forno crematorio delle immondizie situato nel sotterraneo di ogni costruzione, come appunto si pratica in alcune nuove case degli Stati Uniti. Ma appunto perché si tratta di un sistema ideale, c’è da giurare che in Roma non verrà applicato.

Se non siamo male informati, il nuovo regolamento d’igiene dettato dall’assessore Rossi-Doria, che ancora aspetta la sanzione dell’autorità superiore, prescrive che ogni nuova casa di Roma debba avere nel cortile una fossa in muratura cementata, con coperchio di ferro, ove inquilini, a determinate ore, rovescerebbero le immondizie le quali verrebbero tolte da apposito personale municipale in altre ore determinate. Questo progetto presenta degli innegabili vantaggi; ma la difficoltà maggiore consisterà nel far rispettare rigorosamente l’orario di scarico dell’immondizie per parte degli inquilini o dei loro domestici. Ciò per lo scarsissimo senso di solidarietà e per la indisciplinatezza della popolazione, intollerante di ogni prescrizione anche volta al pubblico bene.

Ma pur ammettendo che per un miracolo sovrumano si riuscisse a disciplinare questo servizio con l’aiuto dei cittadini, lo sconcio da noi lamentato rimarrebbe ugualmente, poiché il nuovo regolamento d’igiene prescrive la fossa di muratura in cortile per le nuove costruzioni. E tutte le altre?

Sembra che il Comune, in seguito alla nuova legge per Roma, recentemente approvata dal Parlamento, abbia destinato un milione di lire al riordinamento del servizio della nettezza urbana. Di questo fatto non possiamo che compiacerci. Se non che, bisognerà vedere con quali criterii di riordinamento il milione sarà speso. Ci si assicura che un grandioso progetto si trovi ora allo studio. La raccolta delle immondizie dalle case verrebbe fatta sempre col mezzo dei sacchi; se non che i sacchi, in luogo di essere in scarso numero come oggi,  – scarso numero che implica la vuotatura sulla pubblica via – sarebbero in numero stragrande e andrebbero portati pieni allo stabilimento della nettezza urbana nel modo seguente: Il personale deporrebbe i sacchi in appositi carri trainati da forza motrice, i quali farebbero capo ad un apposito locale, uno per ogni rione di Roma, ove sarebbe una linea tramviaria, con furgone chiuso che, sulle ruotaie, trasporterebbe il tutto allo stabilimento della nettezza urbana. Il progetto, non c’è che dire, ha i suoi innegabili vantaggi, primo fra tutti quello di risparmiare a Roma l’obbrobrioso quotidiano spettacolo dei sacchi abbandonati per ore sulla pubblica via ed il successivo scarico dei sacchi nei luridi carracci scoperti. Ma cento bei progetti studiati, vagliati, elaborati, non varranno a togliere lo sconcio, se non si avrà la ferma volontà di operare in breve tempo. L’esperienza delle cose ci insegna che a Roma un progetto può rimanere progetto per vent’anni, per cinquant’anni. Il grande dimenticatoio capitolino è un pozzo senza fondo, capace di accogliere i più misurati propositi come i più smisurati spropositi…

***

In attesa dunque che il bel progetto abbia effettuazione, l’assessore Rossi Doria dovrebbe, senza por tempo in mezzo, prescrivere che la raccolta delle immondizie dalle case si effettuasse subito con regola e con disciplina. Egli, in nome della pubblica igiene e della decenza, dovrebbe pubblicare un bando alla cittadinanza, invitandola, sotto pena di contravvenzione, a far trovare alle ore 7 del mattino il recipiente delle immondizie sul ripiano della scala. Il recipiente dovrebbe essere di tipo unico, in ferro smaltato, con coperchio e fornito agli inquilini dall’Amministrazione comunale, ad un prezzo X. Dovrebbe l’assessore quadruplicare, quintuplicare il numero dei raccoglitori; centuplicare, se necessario, il numero dei sacchi, dato che non sia possibile escogitare un sistema migliore; aumentare in proporzione il numero dei carri, per modo che questi sostassero alla porta di ogni casa a raccogliere i sacchi chiusi. Con un tale sistema in due ore di tempo l’ingrata bisogna sarebbe compiuta. Questo sarebbe un provvedimento transitorio, è vero; ma, purtroppo, il transitorio di Roma è strettissimo congiunto del permanente. Almeno, con tale provvedimento, potremmo attendere con qualche beneficio immediato l’attuazione del grande progetto di radicale riforma vagheggiato dall’illustre assessore.

Naturalmente, il provvedimento transitorio da noi enunciato implicherebbe l’immediato acquisto di più decenti carri per il trasporto dei sacchi. Dovrebbero essere, in attesa della vagheggiata forza motrice, dei solidi carri chiusi, tirati da forti cavalli. Quelli che oggi sono in usa a Roma non sarebbero tollerati nemmeno a Peretola! La decenza, diciamo anche la nobiltà di tutti i mezzi che servono al servizio urbano, sono chiaro indice della civiltà di un popolo, ed hanno diretta influenza sulla mentalità del popolo stesso. Sembra che il Comune di Roma si compiaccia di mandare per le vie della città quanto v’è di più ridicolo e di più offensivo agli occhi dei cittadini.

Il carretto degli accalappia-cani, che gira ogni mattina per Roma, è nella sua forma goffa, misera e antiestetica quanto di più ridicolo si possa immaginare al mondo. Mettiamo pegno che se la provvida istituzione fosse presentata al pubblico con maggiore nobiltà, essa raccoglierebbe la decima parte dei fischi cittadini che raccoglie ogni mattina. Perché il pubblico vive anche di logiche impressioni, e non nutre stima per quella qualunque istituzione civile che nelle forme esteriori si addimostri gretta, povera, incivile.

Per questo noi, nell’attendere certo un corto della auspicata riforma del servizio della nettezza urbana di Roma, e più specialmente di quello della raccolta e delle immondizie delle case, insistiamo perché il Comune prenda subito dei salutari provvedimenti e tolga dalle vie della capitale il tristissimo spettacolo di quei malandati carri, sostituendoli con altri più decenti e decorosi.

Tanto, a riforma generale effettuata troverà sempre qualche altro Municipio compiacente che rileverà i carri, sia pure a prezzi di vera liquidazione, come ha fatto Firenze…

A meno che la riforma generale, e la cosa è possibile, non trovi i nuovi carri malandati e sgangherati per effetto di anzianità.

In ogni caso i danari saranno stati ben spesi!
ARMANDO FORESTA

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