Le fatiche di Hercule (1947)

L’idea della raccolta mi è piaciuta molto, Hercule Poirot, prossimo alla pensione come lo era nei primi romanzi, vent’anni prima, che pensa di ritirarsi per darsi alla coltivazione delle zucche per migliorarne il sapore, decide di risolvere dodici enigmi come il suo omonimo classico Ercole aveva invece vinto mostri.

Così il filo dei racconti li rende simili alle perle di una collana e rende la lettura interessante e gradevole, anche grazie alla qualità delle singole storie, scritte con una maturità che forse ho trovato solo in “Miss Marple e i tredici problemi”.

E del resto questo libro sembra avere una struttura analoga, i racconti seguono una meta-trama ed il protagonista è chiamato a risolvere il mistero seguendo il suo metodo classico.

Agatha qui ci regala anche una chicca rispolverando un vecchio personaggio di grande fascino,  la contessa Rossakoff, spia e ladra che ha fatto sempre battere il cuore al nostro piccolo belga, a cui riserva il posto d’onore del racconto finale.

E’ un libro adatto alla stagione, leggero e facile da leggere, ma nello stesso tempo con quel “non so che” di intrigo, di suspence che lo rende incalzante, perché tutti ci chiediamo quale sarà la prossima fatica del gigante dell’investigazione, dove lo porterà la ricerca di un caso che sia simile all’avventura dell’eroe greco.

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