Litigo quindi sono


Ufficiosamente / lunedì, luglio 23rd, 2018

Io sono una persona litigiosa, lo sanno tutti. Ma litigo in un modo strano, nel senso che non è che mi dedico a questa pratica in ogni occasione, sono molto selettiva rispetto ai momenti e alle persone con cui lo faccio. Di solito, infatti, non litigo con gli sconosciuti. Un po’ perché sono timida, un po’ perché sono prudente. Se non ti conosco non so bene come potrai reagire, magari potresti essere uno psicopatico che mi aspetta dietro un angolo per sgozzarmi oppure potresti metterti a piangere o peggio, potresti essere la figlia del mio capo e distruggermi la carriera.

Poi non litigo con chi non stimo. Parto dal presupposto che se non ti stimo c’è un motivo valido, quindi è inutile perde tempo a cercare di farti cambiare idea su qualcosa o peggio, cercare di farti capire qualcosa. Anche perché ho imparato che raramente la gente capisce veramente quello che le dicono, nel senso letterale del termine, quindi se è già difficile in un contesto sereno figurarsi quando mi fuma la testa dalla rabbia.

Infine non litigo con chi so che si offende e smette di parlarmi per giorni, ma badate bene, questa tecnica la applico solo alle persone con cui vorrei parlare dopo il litigio, per quelli che invece voglio non mi parlino più diventa una scusa per liberarsi di loro.

Quindi la cerchia dei litigi si restringe molto: di solito sono oggetto delle mie urla, insulti e lancio di oggetti persone a cui voglio bene e con i quali ritengo di poter avere un confronto su qualche loro cavolata, perché lo sappiamo, io non sbaglio mai.

Queste sono le persone che mi ritengono aggressiva. Tutti gli altri pensano solo che sia una rompipalle lamentosa.

E devo ammettere che, effettivamente, se dire in faccia tutto quello che si pensa, soprattutto cose antipatiche, risulta aggressivo, è anche vero che oggi dirselo a voce è diventato sempre più difficile, grazie allo sviluppo della tecnologia e dei social.

Litigare attraverso whatsapp è, infatti, diventato lo sport nazionale. Pure per me, che amo invece il sano confronto rissoso che viene sentito dai passanti o dai vicini di casa.

Invece il litigio su whatsapp è silenzioso, perfidamente lungo, può protrarsi con scambi di messaggi per ore e giorni, e per questo inutilmente logorante.

Quando si litiga via chat si passano in media cinque minuti a inveire a voce sul contenuto del messaggio ricevuto e quaranta minuti a studiare la risposta, che viene riscritta in media tre volte e spesso riletta a tutti quelli disposti a sentirci.

Inoltre, la risposta che si manda ha sempre il tono del messaggio definitivo che dovrebbe chiudere la conversazione a favore dell’ultimo che scrive e per questo diventa sempre più difficile arrivare a vincere la gara di chi ha ragione man mano che aumenta la lunghezza della conversazione.

Sarà per questo che non ho ancora trovato la tattica adatta per questo tipo di litigio, ancora mi fregano mandando messaggi che mi spiazzano e amareggiano mentre io, che ho la coscienza di quanto siano pesanti le parole quando vengono scritte, ho sempre il timore di esagerare, di diventare veramente aggressiva o peggio, di non farmi capire neanche per iscritto, la più grande sconfitta per una come me.

Eppure chiuderla lì e smettere di rispondere è come autoeliminarsi, ammettere di avere torto, e se questo un’autostima media non lo può permettere, figurarsi un’autostima come la mia, che ha bisogno costantemente di vitamine e di ricostituenti.

Perciò vorrei che esistesse il messaggio di whatsapp automatico per quando si litiga. A ben pensare, la cosa migliore sarebbe disporre di un set di messaggi in modo da adattarli a ogni occasione. Per esempio ce ne vorebbe uno che simula il rumore di una porta che sbatte, ovvero noi che ce ne andiamo metaforicamente dalla stanza per smetterla di avere a che fare con il cretino con cui stiamo litigando, un altro che scandisce quella parola che inizia per F e finisce con ULO, che racchiude una serie di significati importanti tutti legati alla necessità di chiudere la conversazione, l’amicizia e ogni altra relazione con la persona in questione. Oppure un mix di pernacchie che dovrebbero coprire ogni altro pensiero e definire il tono delle affermazioni che siamo stati costretti a sentire.

Ma questo set non esiste ancora, dovrei farmelo da sola personalizzando le impostazioni della mia chat così da rendere finalmente soddisfacenti questi momenti di squasso emotivo e confronto sociale.

Ma non ho ancora avuto il tempo di farlo e così mi tocca riscrivere la risposta sei volte nell’arco di 24/36 ore, per poi decidere che tanto non ne vale la pena, è passato troppo tempo, forse è meglio fare finta di niente, buttarla in caciara e sperare che la prossima volta mi ricordi del messaggio vocale con la pernacchia, accompagnato dal testo scritto “pernacchia” per non creare altri equivoci e far capire chiaramente quello che volevo dire.