Ognuno ha la sua croce


Ufficiosamente / lunedì, Novembre 11th, 2019

Ognuno ha la sua croce. Lo diceva sempre mio padre quando si parlava di parenti. Ma l’esperienza mi ha insegnato che, nella vita di ognuno, le persone e le cose che ci affliggono e ci portano amarezza e di cui non riusciamo a liberarci purtroppo sono più di una.

Io per esempio ho il raffreddore. Una volta che mi becca mi accompagna per un mese in un alternarsi di riprese e ricadute, moccio e tosse, medicine che fanno effetto per 12 ore e poi mi rigettano nel baratro del naso chiuso.

Ma ho anche l’ansia, compagna costante che mi si appoggia sulle spalle o sul petto, a seconda della posizione sdraiata o seduta, per ricordarmi costantemente tutto quello che potrebbe andare male o che sta andando male anche mentre scrivo questo pezzo.

C’è chi ha la croce dell’allergia, che è peggio del raffreddore, perché arriva subdola all’improvviso e ti manda all’ospedale dopo averti gonfiato come un palloncino. Altri invece hanno la croce dell’amico accollo, che ha sempre la parola sbagliata nel momento sbagliato e la necessità di attaccarsi quando proprio hai bisogno di scollartelo.

Non cito i parenti perché sono la croce più diffusa, sarebbe troppo semplice e non avrei molto da aggiungere. Mentre devo dire che un altro grande classico sono i condomini, che per molti rappresentano una fonte inesauribile di amarezza.

Ma l’amarezza la possiamo trovare anche negli oggetti, quegli oggetti a cui siamo legati da necessità più o meno reali. Dalla macchina dove si rompe un unico pezzo da duemila euro al cellulare che cade nel water, non possiamo vivere senza di loro, ma anche con loro è difficile trovare armonia.

Se gli animali da compagnia non sono mai una croce, le zanzare invece rappresentano una sorta di croce universale, le dobbiamo sopportare tutti, soprattutto se viviamo in comuni che non fanno la disinfestazione né la cura del verde o la raccolta dell’immondizia…

Anche vivere in una città in cui non funziona niente è una croce, una croce multipla sicuramente. Come prendere i mezzi pubblici pensando che sia una cosa civile e trovarsi circondati da persone incivili, o camminare su marciapiedi che ricordano la desolazione del periodo post bellico.

Ma tornando a cose leggere, la dieta è una croce indiscussa. Stai là e cerchi di mettertela sulle spalle ma lei scivola sempre via dalle mani per l’unto del fritto che hai appena mangiato. La ritiri su e il peso di un supplì la fa ricadere. E’ una croce difficilissima da portare, la dieta.

Come l’essere astemi. Per la maggior parte delle persone chi non beve non è frequentabile e anche per chi non beve frequentare le persone è sempre più difficile. Sia perché da sobri la gente ha tutto un altro aspetto sia perché ti fanno pesare questo tuo essere “diverso”.

Sentirsi migliori è un’altra croce molto diffusa. Quando ci si rende conto della mediocrità che ci circonda, della difficoltà che la nostra giustizia ha nel prevalere, allora la croce diventa pesantissima. La sensazione di non essere valorizzati, apprezzati, compresi, è forse il macigno che peggio portiamo sulle spalle. Che poi sia un macigno che ci creiamo tutto da soli poco importa. L’importante è soffrire.

Così mi rendo conto che alla fine ognuno si fabbrica la sua croce da sé, ognuno diventa croce di se stesso.

Ed ecco perché io non vorrei essere una croce, ma una corona di spine, portare dolore ma rendere re*.

 

 

*Cit. Pepé

 

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