Scusa le scuse

Esistono persone pigre, è un fatto ormai assodato, come il fatto che il sole è in cielo e le rondini arrivano a Primavera. La pigrizia è una sorta di “malattia invalidante” che impedisce di svolgere le più normali attività, come mettere in ordine l’armadio, truccarsi, fare la spesa, ma soprattutto avere una
vita sociale regolare.

Tendenzialmente infatti al pigro pesa tantissimo il sedere quando si deve uscire la sera. Deve muoversi nel giro di dieci minuti a piedi da casa. Se deve spostarsi più lontano seleziona accuratamente la compagnia e pretende di essere accompagnato e riportato. Mette dei paletti orari irremovibili se l’uscita è infrasettimanale e si rifiuta di andare in posti dove è obbligatorio il tacco. In poche parole è un rompipalle di dimensioni bibliche.

Ma di solito ha la fortuna di avere degli amici splendidi che non ci fanno caso. E quindi riuscire a trovare scuse per evitare cene, inaugurazioni di mostre improbabili, aperitivi in posti sconosciuti, diventa sempre più difficile. Perché la gente è carina ad invitarti e se non ci vai sei cafone e insensibile. E il pigro non vuole sentirsi cafone e insensibile, ma solo inguaribilmente pigro.

Così il giorno dell’appuntamento, a cui ha detto di si, inizia a pensare una scusa plausibile per rimanere a casa, finirsi gli avanzi della cena del giorno prima e mettersi il pigiama a partire dalle sette di sera.

Si parte da quelle scuse semplici che ci riguardano personalmente: mal di testa, vomito, febbre, dissenteria, attacchi di panico, mal di piedi, per poi passare a quelle riferite ad altri.

Non sono molto amate le scuse che riguardano malattie di parenti, mi sembra portino male, ma non disdegna quelle riferite ad animali, un classico è il gatto con un attacco di diarrea nervosa e che necessita di un ricovero urgente al pronto soccorso veterinario notturno dall’altra parte della città. Peccato che, di solito, non abbia un gatto. Oppure il criceto con il raffreddore e deve rimanere a casa perché deve fargli l’aerosol ogni quattro ore. Sovente non ha neanche un criceto se è per questo.

Poi ci sono le scuse che riguardano impegni improvvisi e inderogabili tipo: un’amica si è lasciata e deve stare a casa sua a farle compagnia perché ha paura che torni il fidanzato con un martello per riprendersi il televisore. Oppure il sempre valido battesimo del figlio del cugino dimenticato. Una delle preferite è che deve lavorare fino a che non si finisce un non meglio identificato incarico, quindi sicuramente farà troppo tardi per raggiungere l’impegno quindi tanto vale che se ne vada direttamente a casa.

Il dramma della pigrizia esplode quando piove. La pioggia è come un interruttore che la accende e che mette in moto una serie di azioni pigre che si muovono come una valanga. Se piove non si sa cosa mettere perché si potrebbe sbagliare scarpe o cappotto, se piove non si vuole andare in posti che non si conoscono con la possibilità altissima di perdersi per strada sotto la pioggia, per non parlare del traffico, del parcheggio, e di tutti gli inconvenienti che potrebbero esserci anche per tornare a casa.

Ma dire che non si va perché piove non sa di pigro, sa di pusillanime. E pusillanime è pessimo. Non affrontare un po’ di umidità per godere della compagnia di chi ti vuole bene e ti cerca è una cosa che porta al Karma negativo.

Però il fascino del divano, di quella copertina che ti da il giusto tepore, mentre in tv danno un film che ti piace, e puoi accoccolarti e non pensare a niente, facendo la buca nel cuscino, magari addormentandoti…la tentazione è così forte… magari tra due settimane sarà bel tempo, magari tornerà la voglia di socializzare, magari si dimenticheranno della buca…

 

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