Un’immagine di quiete. Vele in laguna di Guglielmo Ciardi

“Vele in laguna” non è un quadro sorprendente, non lo è per il soggetto, Venezia, né per l’autore, Gugliemo Ciardi, specializzato appunto in vedute dal vero di Venezia e del Trevigiano. Eppure trasmette un senso di quiete che lo rende un quadro bello, che fa piacere guardare.

La quiete, infatti, non è affatto una cosa scontata, anzi, diventa sempre più rara nelle nostre vite così legate al risultato. Trovare un momento in cui ci si può fermare e guardare, senza pensare a quello che dovremmo fare o a quello che ci piacerebbe fare, è forse un lusso di cui pochi hanno coscienza. Così guardare un quadro come questo può diventare quel momento di quiete di cui non sapevamo di avere bisogno, ma che invece può farci più bene di altre cose.

Il cielo si specchia nella laguna creando una continuità visiva spezzata solo dal paesaggio in lontananza, mentre le vele che danno il titolo all’opera creano una macchia di colore nell’acqua che quasi le farebbe capovolgere, in una sorta di visione fantastica di un secondo mondo che vive al limite dell’orizzonte.

La luce è solare, calda, estiva, mentre la compattezza del cielo è rotta da piccole nuvole bianche che quasi richiamano le onde piatte dell’acqua sottostante.

C’è quindi un rimando continuo tra cielo e laguna dove il bianco degli edifici non contrasta, anzi, riprende in un certo senso le nuvole, ed il lembo di spiaggia nell’angolo destro sembra essere il vero indicatore della differenza tra acqua e aria.

Il piccolo gondoliere, doppio anche lui nel riflesso della laguna, quasi potrebbe solcare il cielo e non disturba questa visione di lentezza, in cui le cose si muovono talmente piano da sembrare quasi ferme.

E proprio da questa lentezza viene fuori la quiete, perché siamo portati a rallentare fino a fermarci mentre guardiamo le punte triangolari delle vele, le cupole in lontananza ma soprattutto l’azzurro morbido e pastoso che riempie lo spazio sospendendo inesorabilmente l’immagine ed insieme, i nostri pensieri.

Precedente Riflessi estivi: la piscina Successivo Il mondo di Hercule Poirot (1951)