Walls. Le Mura di Roma. Fotografie di Andrea Jemolo


Ma l'arte serve?, PiantataStorta Contemporanea / mercoledì, settembre 5th, 2018

Presso gli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis è possibile visitare fino al 7 ottobre, una mostra molto bella e interessante che espone una selezione della campagna fotografica realizzata da Andrea Jemolo e commissionata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale sull’intero percorso delle Mura Aureliane: “Walls. Le Mura di Roma. Fotografie di Andrea Jemolo”.

Le fotografie esposte sono il primo risultato di un progetto di valorizzazione e documentazione che ha le sue radici nelle storiche campagne fotografiche otto-novecentesche e che si propone di rendere accessibile un monumento spesso poco visibile e dimenticato. Le Mura Aureliane, infatti, sono il più grande monumento della Roma imperiale con i loro 12 Km di tracciato e rappresentano la cinta muraria urbana più lunga, antica e meglio conservata della storia.

Le Andrea Jemolo raccontano così la commistione tra le mura e la quotidianità della città, l’evoluzione architettonica e urbanistica di Roma e insieme il rapporto con la natura che in alcuni tratti cerca di rimpossessarsi dei suoi spazi. Ma vengono messe in evidenza anche le caratteristiche intrinseche del monumento, le tecniche edilizie, i materiali usati e il loro reimpiego, insieme al racconto del “dentro” delle mura, fatto di porte, torri e camminamenti.

La mostra è poi arricchita da una sezione visivamente molto affascinante e importante, sono infatti esposte qui  circa 50 fotografie storiche selezionate dal fondo Parker, custodito presso il Museo di Roma, e 17 fotografie storiche anch’esse provenienti dall’Archivio Fotografico del Museo di Roma. Così scopriamo che Carlo Baldassarre Simelli (1811 – post 1877), realizzò delle foto in albumina per l’archeologo inglese John Henry Parker per la sua raccolta di immagini sulla città durante i suoi soggiorni a Roma, tra il 1864 e il 1877.  Parker arrivò a raccogliere un preziosissimo patrimonio di oltre 3.300 immagini, che raffigurano importanti costruzioni del mondo romano: si passa dalla Porta Ostiense, all’Arco di Dolabella, da Porta Metronia alle Mura del Castro Pretorio, da Porta Maggiore alla Porta Asinara, dall’Anfiteatro Castrense all’acquedotto Claudio.

Una mostra che evidenzia il ruolo della fotografia come “testimone”, come colei che racconta una storia altrimenti perduta, che permette di riappropriarsi della città attraverso una nuova consapevolezza della sua evoluzione grazie alla conservazione delle sue immagini ma che presenta un vulnus per me gravissimo e ai limiti del paradosso.

Il catalogo, infatti, è dedicato esclusivamente alle foto di Jemolo e se pur in questa parte è adeguato alle aspettative, rimane invece un triste mistero il perché non esista una parte dedicata alle foto del fondo Parker, che non viene citato neanche nell’immagine istituzionale della mostra ma solo nel comunicato stampa.

Ecco quindi che viene meno il principio per cui nasce un catalogo di una mostra, ovvero rendere accessibili le informazioni anche dopo la fine dell’esposizione. Nasce spontanea la domanda: se nessuno riporta la documentazione relativa alle foto del fondo Parker è come se non fossero mai state esposte e quindi perché metterle in mostra?

Soprattutto in un progetto che nell’aspetto della “testimonianza” ha il suo fulcro. Il mio spirito polemico mi costringe quindi a evidenziare questo grave limite del progetto, aggravato dalla qualità dell’ente che lo ha promosso e realizzato e dall’indiscussa professionalità dei responsabili dei progetti espositivi, autori anche di pubblicazioni dedicate esplicitamente alle tecniche di realizzazione delle mostre culturali e facilmente reperibili perché in vendita nel book shop del Museo.

Così il progetto, meritevole e bello, rimane guastato dal dubbio che le logiche del “progetto a tutti i costi”, non permettano più di fare le cose per bene, ma generino occasioni perse e prodotti ingiustamente scadenti, andando a ledere non solo il lavoro di chi si è impegnato ma soprattutto la qualità dell’esperienza culturale di chi ha pagato per accedervi e che dovrebbe essere il fine ultimo di ogni attività di questo tipo.

Per info

http://www.arapacis.it/it/mostra-evento/walls-le-mura-di-roma-fotografie-di-andrea-jemolo-0

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