Zoologia dei gonfiabili


Ufficiosamente / lunedì, settembre 10th, 2018

La zoologia balneare è una nuova branca della scienza che si dedica alla catalogazione e studio delle nuove razze di animali gonfiabili che si possono incontrare ogni estate sulla spiaggia.

Questa disciplina scientifica necessita di una grande attività sul campo che purtroppo si svolge in un tempo ridotto condizionato dalle aperture degli stabilimenti balneari, mentre i ricercatori mettono spesso a rischio la propria vita pur di riportare nuovi dati che ci permettano di conoscere questi animali riservati e stagionali.

Gli animali gonfiabili, infatti, hanno subito una grande evoluzione negli ultimi anni e sostituito l’aspetto aggressivo con l’aumento della carineria e della dimensione. In poche parole se prima volevano farci paura con i denti e gli artigli oggi ci abbracciano fino a soffocarci con la gentilezza del rosa e ci schiacciano con le dimensioni da isolette.

Ma andiamo con ordine, parlando appunto di artigli e denti nei gonfiabili, il coccodrillo è l’antenato più famoso di questa specie. Piatto e provvisto di maniglie, di solito svettava sulle onde del mare con il suo verde brillante striato di nero, mentre le zampette corte e piegate alzavano la schiuma del mare per cappottare chiunque vi si stendesse sopra, soprattutto se aggrappato alle maniglie.

Prima di estinguersi, il coccodrillo ha subito vari cambi di livrea, ha cioè assunto i colori più improbabili, dall’arancio spento al mimetico al maculato grigio e si è presentato nelle dimensioni da cucciolo a coccodrillo marino, appunto la razza più grande del mondo.

Anche se a prima vista così aggressivo, è stato rapidamente scalzato da un altro animale acquatico apparentemente più mansueto, che ha inaugurato la nuova tendenza alla carineria che solca i mari contemporanei: il delfino.

Anche se più scomodo perché non provvisto di una schiena su cui stendersi, ma sempre accessoriato da maniglie, il delfino ha combattuto e vinto anche l’orca marina, aprendo la strada a quel sentimento di allegria e freschezza esotica che sarà il terreno fertile dello sviluppo del fenicottero.

Il fenicottero si è affacciato timidamente sulle nostre spiagge qualche anno fa, accompagnandosi con un altro animale che ha preso possesso del territorio acquatico con altrettanta irruenza: l’unicorno.

Il magico cavallino bianco dalla cresta e dalla coda arcobaleno combatte ad armi pari con l’uccello rosa dal collo sinuoso e con lui solca i nostri mari diffondendo allegria e tuffi nell’acqua. Il loro successo è talmente importante che, come per ogni specie che si rispetti davanti ad un terreno fertile, alla mancanza di predatori e all’abbondanza di cibo, non solo si sono riprodotti in maniera incontrollata, ma hanno iniziato ad aumentare le proprie dimensioni fino a raggiungere proporzioni da omino Michelin dei Ghostbusters.

Oggi, infatti, possiamo incontrare isole a forma di fenicotteri grosse come due ombrelloni, che necessitano di altrettanti bagnini per il trasporto terra-acqua e che devono essere ancorate come le barche per non portare i gentili proprietari fino alle isole Eolie.

E proprio questa dolcezza così prolifica non si accontenta più di diffondersi attraverso gli animali più dolci della fantasia, ma si estende anche a altre forme di vita, ovvero cigni e pavoni. Nonostante la fama degli uccelli più eleganti e belli del creato, questi non riescono comunque a rivaleggiare con la sprizzante gioiosità dei fenicotteri e la briosa varietà di colori dell’unicorno. I due uccelli possiedono sempre un atteggiamento innatamente austero che ne condiziona la diffusione e li fa scegliere a proprietari che vogliono distinguersi ma allo stesso tempo cercano un linguaggio classico e rassicurante, omologandosi però alle dimensioni giganti che ormai dettano le regole del mercato.

In questo clima ostile all’aggressività esibita e allo sfoggio della forza non sopravvivono neanche più gli squali, solo alcuni dotati di occhi iniettati di sangue e mascelle in vista e sempre di dimensioni da zero a tre anni, si muovono vicino alla riva come girini in uno stagno.

E se l’estate 2018 è stata appunto segnata dalla vittoria senza pari del rosa e dell’arcobaleno, i nostri ricercatori non possono che armarsi di pazienza aspettando la prossima stagione, per scoprire se il dilagare del virus della carineria sarà a sua volta fagocitato dallo stile esotico.

Le sue prime avvisaglie si sono intraviste già in qualche ananas, e non escludiamo che, in tempi imprevedibilmente brevi, potrebbe ingoiare tutti tra foglie di banano e tucani dal becco simpaticamente lungo.

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