Las Meninas di Diego Velasquez


Ma l'arte serve? / lunedì, Maggio 18th, 2020

Le “meninas” in portoghese sono le damigelle d’onore, ma il titolo del quadro non rispecchia assolutamente il soggetto: un ritratto di gruppo che mette insieme realismo e metafora.

La stanza in cui si svolge la scena è presso il Cuarto del Principe nell’Alcázar di Madrid e i personaggi sono un insieme di nobili e servitori, oltre che il pittore stesso. La piccola principessa bionda, identificabile per lo sfarzo dell’abito, è l’Infanta Margarita, circondata dalle meninas, le cameriere della regina: María Agustina Sarmiento e Isabel de Velasco. Ma hanno un nome anche le altre figure, i nani sono Nicolasito Pertusato, che provoca un mastino, e Mari Bárbola, la signora incinta, Marcela de Ulloa, mentre il signore in piedi sulla soglia, sullo sfondo, è il ciambellano José Nieto. E se vediamo chiaramente Velasquez che dipinge, riflessi nello specchio che guardano la scena, sono visibili i volti dei genitori dell’Infanta: Filippo IV e Mariana d’Austria, che dovrebbero essere il soggetto dell’azione del pittore.

Un quadro pieno di dettagli e punti luce, che rappresenta la realtà allo stesso tempo la commenta. Mette insieme i diversi punti di vista, quello dell’artista che sta dipingendo i Reali, ma anche il loro che guardano la corte e ancora  quello della corte, che guarda tutti gli altri.

Lo specchio quindi ha un ruolo fondamentale, permette il ribaltamento del punto di vista e nello stesso tempo è presente e assente dal quadro. Perché se noi vediamo uno specchio in cui sono riflessi i Reali, dall’altro, per realizzare la scena, anche il pittore dovrebbe avere uno specchio di fronte, ovvero dal lato dello spettatore, che gli permetta di vedere quello che ha alle spalle.

Un gioco complicatissimo di riflessi che diventa limpido e chiaro fino a dimostrare insieme bravura tecnica e freschezza mentale, perché questo intrigo di figure è possibile proprio grazie alla chiarezza di visione di Velasquez. Eppure il messaggio per alcuni non è poi così chiaro, perché a volte lo spettatore si perde e si distrae proprio a causa della folla che si trova davanti.

Uno spettatore poco attento, infatti, può perdere il filo del pensiero sottile che sta dietro quei rimandi e rimbalzi visivi e che è legato all’interpretazione stessa della pittura, intesa come rappresentazione della realtà. Velasquez ci fa vedere insieme quello che vede lui e quello che vedono gli altri, pone in un’unica scena il senso ultimo della realtà fatta di caos, confusione, punti di vista che si scambiano o si sovrappongono. In questo insieme di persone in posa e persone che non lo sono, viene meno quella visione della pittura intesa come armonia e per questo finzione, mentre si fa largo, quasi a spallate, un’idea di realismo che già con Caravaggio, in termini diversi e più crudi, era arrivata ad arricchire il Barocco.

Così questo quadro ci ricorda che, per quanto ci sforziamo, la realtà sarà sempre fatta di tanti punti di vista diversi, di pensieri che si sovrappongono, di idee che si scontrano, e che bisogna avere la pazienza di concentrarsi su di essa se la si vuole afferrare, almeno in parte.

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